CH-Libia-UE…   un affaraccio


Il clima da coppa del mondo di calcio, che ormai ci sovrasta, sembra permeare anche parecchie riflessioni sull’affare Gheddafi. Infatti una domanda ricorrente è: la Svizzera ha vinto o ha perso?
La vicenda, che ha preso avvio da un incidente diplomatico sostanzialmente banale, ma si è vieppiù trasformata in un inestricabile ginepraio di portata internazionale, sembra talmente inquietante,  e carica di conseguenze, da meritare interrogativi ben diversi.
L’esperienza vissuta dalla Svizzera, Stato piccolo, ma democratico e capace di emergere a livello mondiale per l’ottimo livello della sua ricerca e l’alta precisione e la competitività dei suoi prodotti di punta, oltre che per il benessere e la qualità di vita sul suo territorio, non ricorda quella vissuta dalla Cecoslovacchia al momento del suo smembramento a opera di Hitler?  Gli inutili viaggi dei Consiglieri federali Merz  e Calmy-Rey in Libia, con l’umiliante contorno di continue concessioni per placare l’ira e la sete di vendetta di Gheddafi, non rammentano il viaggio a Berlino del presidente cecoslovacco Hácha e del ministro degli esteri Chvalkovsky nel marzo 1939 per cercare di contenere i crescenti appetiti del Führer verso la loro patria?
I veri o presunti buoni uffici dei vari potentati europei nelle trattative per liberare l’ostaggio Göldi non sono simili a quelli del primo ministro inglese Chamberlain e del primo ministro francese Daladier a Monaco nel 1938 a favore (si fa per dire) della Cecoslovacchia (lo Stato più democratico, colto e prospero dell’Europa centrale) destinata allo smembramento?
Gheddafi non ha forse scelto e ottenuto il palcoscenico dell’ONU per annunciare al mondo la necessità di smembrare la mafiosa Svizzera e dividerla tra Germania, Francia e Italia?
Queste brevi riflessioni portano a conclusioni amare. Perché tanta euforia per il risultato ottenuto a fatica dopo il sequestro di cittadini svizzeri da parte di un altro Stato, un processo farsa, una condanna ingiusta e quattro mesi di carcere inflitti a un innocente? Mancava solo che Max Göldi non potesse tornare a casa dopo avere scontato la pena.
Oltre a tutto ciò scuse a ripetizione da parte della Svizzera e sottoscrizione di un piano d’azione al momento da verificare, che tra l’altro prevede la creazione di un tribunale arbitrale a Berlino e lascia intravvedere il versamento al figlio di Gheddafi di una compensazione, con un ammontare che sarà convenuto tra le due parti.
Titolano i giornali: “Risultato possibile grazie all’Europa”, ecco, i ricordi dimostrano che si ripete  una vecchia storia, sarebbe tempo che l’Europa si scuotesse, e smettesse di prostrarsi al cospetto di dittatori sanguinari (che usano senza scrupoli a loro vantaggio la parodia di democrazia e giustizia) per timore, calcolo o fame di preziose materie prime.


Olga Cippà

16 giugno 2010